Recensioni – Rockit

“Mongoflashmob – Industrie trollcore” è un album poderoso, barocco e dal tasso tecnico incredibilmente elevato, frutto del talento di gente che ha portato il jazzcore in Italia quando ancora non aveva attecchito nemmeno il grunge. Gli altri prendano appunti.

http://www.rockit.it/recensione/27334/splatterpink-mongoflashmob-industrie-trollcore

Press*Recinzioni*

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Recinzioni

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“Protagonisti della scena noise/jazzcore degli anni Novanta gli Splatterpink decidono di rinserrare le fila [..]La carta vincente si rivela ancora una volta l’uso di testi sardonici e folli come nell’irresistibile Sting, una sanguinosa resa dei conti in studio con l’ex leader dei Police” .

Recensione Rumore

Rumore 2015

 

“Mongoflashmob – Industrie trollcore” è un album poderoso, barocco e dal tasso tecnico incredibilmente elevato, frutto del talento di gente che ha portato il jazzcore in Italia quando ancora non aveva attecchito nemmeno il grunge. Gli altri prendano appunti.

http://www.rockit.it/recensione/27334/splatterpink-mongoflashmob-industrie-trollcore

La celebrazione del complottismo ignorante di Mongoflashmob.[..]

Con questi nuovi dieci brani gli Splatterpink dimostrano di essere una formazione ancora degna di nota. La follia rinchiusa dentro i loro pezzi, infatti, pur non convincendo sempre quando tocca i testi, tiene sicuramente incollati all’ascolto quando si declina in virtuosismi e tecnicismi. Un disco che non vuole essere innovativo, ma testimoniare che la band è ancora viva e in ottima salute. Gli amanti del math rock/jazz core apprezzeranno sicuramente.

http://www.iyezine.com/splatterpink-mongoflasmob?utm_source=In+Your+Eyes+ezine&utm_campaign=93bf32dc17-RSS_EMAIL_CAMPAIGN&utm_medium=email&utm_term=0_a31e412a6e-93bf32dc17-75450001

l’impostazione tecnica vincente del gruppo non è cambiata. Come negli anni ’90 il sound del gruppo è il solito rompicapo stilistico, un jazz-punk-metal tanto intellettuale, quanto sgraziato sospinto dalle acrobazie di basso e chitarra, dal sax istrionesco, dai controtempi assassini della batteria.[..]durante gli anni la band non ha perso un’oncia di capacità tecnica e abilità melodica, implementandola al contrario con gli inserti delle tastiere e un gusto per i fondali prog-rock, pervenendo a un prodotto che non ha il sapore dell’heri dicebamus ma anzi la carica esplosiva del trash metal, felicemente sovrapposta a un sapientissimo jazz arricchito da un tic di surrealismo e sarcasmo.

http://www.micsugliando.it/2015/01/05/splatterpink-mongolflashmob/

Ritorno in grande stile per gli Splatterpink, storica formazione dell’underground bolognese degli anni ’90[..]Mongoflashmob” è un meraviglioso e caotico calderone nel quale è possibile trovare di tutto: ballabili dark-funk alla Von Lmo che esplodono in cortocircuiti jazz-punk (“Dolan Aproved), neurodeliri noise-free (“Mortal Jodel”), inaspettati numeri strumentali fusion (“Voi Due”), matrimoni tra Emidio Clementi e John Zorn (“Sting”). Veloce, travolgente, dissacrante: con “Mongoflashmob” sembra che il tempo per gli Splatterpink non si sia fermato, anzi, più passa il tempo e più ringiovaniscono.

http://www.kdcobain.it/tutte-le-recensioni/878-recensione-5.html

Trollcore per cambiare la società in paradura, di catarifrangenti danzanti nei centri commerciali e scatarro sui giovani in ballo di gruppo presso piazza Maggiore Alpitour. Trollcore per sezionare i nuclei nelle industrie riaperte dagli Splatterpink, scioperate per virtuosa attitudine lavativa da 13 anni. Brut-core, free rock, jazz molestia e rutto libero come questi professori perversi insegnano da vent’anni ormai, o con vent’anni di anticipo, per un progetto configuratosi come una delle avanguardie più trascurate dai succhiaspaghetti.[..]Locomotiv Records ci restituisce finalmente il piacere godereccio della musica sperimentale divertente e sana e violenta, il trollcore (OnionMagazine)

http://onionmagazine.it/splatterpink-mongoflashmob-industrie-trollcore/

Questo è il risultato del sapere padroneggiare in modo sicuro e in tutto e per tutto il proprio strumento musicale.Un genere che per definizione non ha definizione, loro si definiscono JazzCore e sono da Bologna si chiamano SplatterPink e sorseggiano in modo egregio un hardcore rivisitato con cambi di fraseggio strumentale al limite del comprensibile. Quando meno te lo aspetti, quando pensi che tutto sia incasellato in un determinato genere, loro sono li per sorprenderti e per farti dire: questi ci sanno veramente fare.I nostri intarsiano bene Sonny Sharrock con NoMeansNo, incanalando quell’aggressività a cambi repentini quasi profetici e che hanno del miracoloso, un osare che porta alla scoperta e alla fusione di più generi appunto con incursioni funk e pregevoli suite prog.

http://indiepercui.altervista.org/splatterpink-mongoflashmob-locomotiv-records/

Questo quindi è il loro quarto album: 10 brani come definirli…delirio funk/free-jazz/math-core ?
Partendo dal primo brano Uwe Boll limericks tricks (per chi non lo sapesse Uwe Boll regista tedesco di una trentina di films tra cui “House of the dead”, “Seed” ed il delirante “Postal”) basso delirio-funky molto coinvolgente con sfuriate math-core dove si narra del nostro povero regista che cerca di girare un film a Rieti ? (Ah,il protagonista e´ Ron Jeremy…film d’essai ?).Quasi ballabile…
Segue Dolan Aproeved pezzo delirante (leggere per credere) sui vizi segreti dei personaggi di Walt Disney, anche qui basso in evidenza – ritornello furia pura. Non credere a Walt Disney.
Arriviamo a Leccaculo una sorta di jazz-core minimal con il brano che ti entra in testa e non ti lascia piu’…(TroubleZine)

http://www.troublezine.it/reviews/21200/splatterpink-mongoflashmob

Gli Splatterpink sfornano un disco che è un discone e che avrebbe potuto benissimo  essere concepito a El Sobrante, CA, della seconda metà degli anni ’90. Jazz-core a braccetto con punk e grind cantato in italiano e suonato in maniera sopraffina, veloce ed innegabilmente innovativa. (AsapFanzine)

http://asapfanzine.blogspot.it/2014/11/mongoflashmob-e-il-quinto-disco-dei.html

Consigliamo l’ascolto a chi vuole passare del tempo da sballo, senza uso di alcuna sostanza stupefacente.(Tuttorock)

http://www.tuttorock.net/recensioni/splatterpink-mongoflashmob

Non è un normale albo di reunion perché evita la pompa e riprende il discorso da dove era stato lasciato, anzi migliorandolo nella produzione scintillante, nell’apporto del batterista Ivano Zanotti (quarto cambio dalla nascita della band), e nell’aggiunta delle tastiere, alle prese sia con gag elettroniche sia con fondali sinfonici di derivazione progressiva. Di certo è un deja vu, ma con una buonissima intensità dagli snodi intelligenti. Un sottotitolo che chiude il cerchio: “Industrie Trollcore”. (Michele Saran)

http://www.ondarock.it/recensioni/2014_splatterpink_mongoflashmob.htm

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L’apoteosi viene raggiunta, tuttavia, nel brano Leccaculo, dove voce, testo e strumenti si incontrano in un farneticamento talmente ben riuscito da rimanere in testa all’ascoltatore (o almeno a chi sta scrivendo).Unico momento di pausa è dato da Voi due, che divide l’album a metà, tanto per mettere in ordine le idee, ma che viene seguita immediatamente dalla già citata Terratron, non preoccupatevi.Consiglio vivamente l’ascolto a chi ambisce a ventisette minuti di instabilità.

http://www.40secondi.com/52723/mongoflashmob-recensione-del-nuovo-album-degli-splatterpink.php

Gli Splatterpink si sono formati a Bologna nel 1990 e nel corso della loro onorata carriera hanno aperto anche per Asian Dub Foundation e P.J. Harvey. Il loro nuovo album – “Mongoflashmob” (Locomotiv Records/Audioglobe/The Orchard) – è impenitente sperimentazione disturbata, roba che all’orecchiabilità preferisce di gran lunga l’essenzialità di batteria, basso e chitarra a picchiare, e un sax a corroborare il suono. I testi sono surreali, i dieci brani in scaletta velocissimi e ruvidi. Il cantato di Diego D’Agata è espressivo, nel senso che il leader del progetto cerca di usare le parole più per il loro valore fonetico che per quello grammaticale o lessicale.

http://www.distopic.it/splatterpink/

Un album di un genere particolare, una forma anarchica di jazz dove i suoni vengono destrutturati per ottenere un effetto destabilizzante cui i testi, altrettanto particolari, concorrono in maniera evidenti qualora presenti. La bravura dei musicisti si mescola nell’assemblare un prodotto che non risulta sempre appieno convincente, ma probabilmente il risultato va visto nell’ottica di una precisa volontà di sperimentare e di attrarre ascoltatori ad una maggiore attenzione verso il suono ottenuto

http://www.indieforbunnies.com/2014/12/21/splatterpink-mongoflashmob/

Interviste  ***

http://www.infooggi.it/articolo/una-nuova-inclinazione-allo-humor-intervista-agli-splatterpink/73965/

http://alligatore.blogspot.it/2014/12/due-parole-con-gli-splatterpink.html